Domenica delle Palme

Dal Vangelo secondo Matteo (26,14- 27,66)

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre Gesù gridò a gran voce. “Elì, Elì, lemà sabactani?” che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”.  E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: “Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!”. Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

[…] Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.

 

La Domenica delle Palme apre alla Settimana Santa, che per noi cristiani è la Settimana che dà senso a tutte le altre che viviamo nell’anno. E vediamo soprattutto che cosa? Una grande vittoria. La vittoria della Pasqua. Essa ci dice: “nel tempo che vivi c’è sempre una prospettiva, c’è sempre un’apertura, anche se viviamo una tragedia incredibile”. La condanna di un Innocente, il dolore di un Crocifisso, l’urlo di un uomo che si vede crollare il mondo addosso e sente Dio lontano: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Vediamo la tragedia di persone che se ne vanno e che lo abbandonano, e scorgiamo anche la morte.

È ciò che succede spesso nel fruire del tempo: il dolore, il non-senso, l’ingiustizia, la malattia, la morte. E lì noi impariamo che anche quando non si vede un senso, ce n’è uno ulteriore: stare in Dio. Allora la Settimana Santa con questa vittoria e con questa tragedia messe insieme, ci dice come stare nel tempo: come è stato Gesù Cristo in croce, cioè con grande fiducia nel Padre e con totale dedizione. Gesù è riuscito a dire nel momento in cui gli crollava il mondo addosso: di un Dio così possiamo fidarci!

Così noi vogliamo stare nel tempo: imparare a fidarci di un Padre buono.

In questa giornata delle Palme è tradizione ricevere il ramo d’ulivo, portarlo a casa e tenerlo come segno di benedizione. Il rametto d’ulivo è quello che noi troviamo al tempo del diluvio: finito il diluvio la colomba torna e ha con sé un rametto d’ulivo. Questo rametto dice a Noè: dopo il disastro del diluvio si può tornare a vivere. Il ramo d’ulivo nelle nostre case ci dice: possiamo vivere; in nome della Pasqua del Signore possiamo credere alla vita in qualunque istante.

 

don Gianmaria Giordano

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