“La Sicilia è una zattera che galleggia nel Mar Mediterraneo (immagine del giornalista-saggista Vincenzo Consolo), dove approdano uomini e donne dalle 5 sponde del Mediterraneo (5 macro-aree culturali che si affacciano sul mare), è un luogo di cultura: il Mediterraneo nuovo Mare di Tiberiade, Galilea delle Genti…” così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice ci ha accolti lunedì 18 maggio aiutandoci a cogliere il senso di una “Teologia dal Mediterraneo”, sui passi di Gesù Messia servo che prende su di sé le sofferenze degli uomini e delle donne migranti “persone in mobilità umana” e non “clandestini”.
Da alcuni anni Fondazione Migrantes in collaborazione con Fondazione Missio della Regione ecclesistica piemontese propone una settimana di scambio e di studio per meglio conoscere esperienze, impegno, progetti di altre chiese locali, che sentiamo sorelle. Come Chiesa di Cuneo-Fossano abbiamo accolto la proposta per quest’anno che ci ha portato in Sicilia dal 17 al 23 maggio a fare esperienza della generosità, capacità di accoglienza, solidarietà dei figli di quest’Isola, in una varietà e vivacità di progetti e iniziative. Abbiamo aperto la settimana nella “Missione di Speranza e Carità”, nata dal personale carisma di Fratel Biagio Conte, capace di una condivisione totale con i “fratelli” barboni della stazione di Palermo, e le comunità etniche della città che, grazie alla passione di padre Sergio Natoli (OMI), ricevono dalla Chiesa di Palermo la chiesa di S. Maria dei Miracoli, per farla diventare il loro luogo di preghiera e sacrario della loro identità di migranti; per chiudere la giornata in un ristorante multietnico gestito dalla cooperativa sociale “Moltivolti” sulla cui parete campeggia lo slogan “La mia terra è dove poggiano i miei piedi”. A Cefalù è commovente per tutti l’incontro con alcuni stranieri minori non accompagnati, oggi affidati alla comunità “Rifugio Regina Elena” che raccontano in un libro-favola le loro storie di giovanissimi migranti. E poi Tindari e Messina per conoscere le belle comunità dello Sri Lanka e delle Filippine attraverso la parola dei loro giovani cappellani, e l’attenzione che la chiesa locale ha per i giovani studenti stranieri nelle Università locali. A Pozzallo, dietro i volti e negli occhi di alcuni giovani del Bangladesch, arrivati da pochi giorni e ancora ospitati nel locale hotspot, si possono leggere la speranza e la richiesta di aiuto, di amicizia, di futuro, come anche le storie di sofferenza di altri giovani come loro la cui storia si è chiusa in fondo al mare. E infine a Ragusa la scoperta di un mondo invisibile di migranti agricoli, dimenticati da amministratori e potenti del posto, sfruttati nella sterminata successione di serre, dove si coltivano pomodorini cigliegino e altri ortaggi, a cui la chiesa ragusana in collaborazione con altre organizzazioni prova a dare risposta nel prendersi cura di coloro che più sono ai margini, e che sono sempre i bambini e le donne.
Insomma, un susseguirsi di esperienze ricche e stimolanti, espressione della vivacità e della diversità delle varie chiese locali in vista delle necessità che man mano si manifestano. Il diacono messinese Santino Tornesi dell’Ufficio Regionale per le Migrazioni nel saluto di accoglienza aveva auspicato che il viaggio fosse “un tempo di conoscenza reciproca, un laboratorio di idee e un profondo scambio di esperienze finalizzato a rendere ancora più efficace il servizio svolto nelle rispettive Chiese locali”. La fraternità vissuta, la testimonianza concreta di uomini e donne attenti e dedicati all’umanità migrante, di pastori capaci di camminare da disarmati sulla stessa via di Cristo povero e sofferente, ci lasciano in cuore una gratitudine immensa, fonte di speranza e di nuove energie da offrire alle nostre comunità. Ancora mons. Lorefice nel suo saluto iniziale con parole stimolanti ebbe a dire: “Dobbiamo aiutare le nostre Chiese ad essere messianiche, anche se siamo ‘marginali’”.
