Convegno nazionale degli Uffici per la pastorale della famiglia

Il racconto degli incaricati diocesani dopo l'esperienza di Verona

Alla XXVI Settimana Nazionale di Studi sulla Spiritualità Coniugale, tenutasi a Verona dal 30 aprile al 3 maggio, abbiamo partecipato io e Gabriella Bergese insieme a Paolo Tassinari e Sandra Rosano (in qualità di incaricati dell’Ufficio per la pastorale della famiglia della Diocesi di Cuneo-Fossano) vivendo giorni intensi e fecondi, segnati dal tema quanto mai attuale: “Addomesticare il mondo” (Amoris Laetitia 183).

Come accade ogni anno, l’esperienza si è rivelata un prezioso tempo di condivisione e relazione. Coppie provenienti da tutta Italia si sono ritrovate per riflettere, pregare e confrontarsi, dando vita a un clima familiare autentico, fatto di ascolto reciproco e fraternità. In questo contesto, uno dei momenti più toccanti è stato il laboratorio guidato dai giovani della pastorale giovanile di Modena: con semplicità e profondità, hanno saputo coinvolgerci in una riflessione sulla relazione tra le generazioni, mostrando quanto sia ancora possibile costruire ponti di dialogo e comprensione. La loro testimonianza ci ha commosso e incoraggiato, ricordandoci che il cammino della Chiesa è davvero condiviso, tra giovani e adulti, ciascuno con il proprio dono.

Tra le molte suggestioni emerse durante la settimana, restano particolarmente impresse le parole del card. Matteo Maria Zuppi: “Se c’è la crisi della famiglia significa che c’è ancora più bisogno di famiglia”. Una provocazione che non lascia indifferenti, ma che invita a leggere le difficoltà del nostro tempo non come segno di fallimento, bensì come appello a riscoprire la vocazione profonda della famiglia.

Anche gli interventi di don Andrea Ciucci e del prof. Massimiliano Padula hanno offerto spunti significativi, soprattutto sul tema delle nuove tecnologie. Senza demonizzarle, hanno però richiamato con forza la necessità di non perdere il contatto con la nostra corporeità, con la dimensione concreta e incarnata delle relazioni. In un mondo sempre più digitale, il rischio è quello di vivere rapporti disincarnati, impoveriti della presenza reale. La loro riflessione ci ha invitato a ritornare ai gesti semplici, allo sguardo, al contatto umano, come elementi essenziali per costruire relazioni autentiche e durature.

A fare sintesi del percorso è stato don Maurizio Girolami, che ha ripreso il tema guida della settimana offrendo una chiave di lettura profondamente spirituale: “Addomesticare il mondo significa abitarlo come la propria casa, un modo di stare nel mondo”. Per farlo, ci ha indicato due atteggiamenti fondamentali: il silenzio e la gratuità. Il silenzio, come spazio interiore in cui ascoltare Dio e l’altro; la gratuità, intesa come generosità e magnanimità, capace di donarsi senza calcoli.

Incaricati di Pastorale familiare del Piemonte a Verona

Tornando a casa, portiamo con noi non solo riflessioni, ma soprattutto volti, incontri e relazioni che continuano a nutrire il nostro cammino. “Addomesticare il mondo” diventa così un impegno concreto: abitare la nostra vita familiare con maggiore consapevolezza, custodendo il dono ricevuto e aprendoci, con fiducia, al futuro.

Luca Basteris

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