Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero”.
Bisognerebbe che cominciassimo sempre la nostra preghiera proprio come Gesù, rendendo lode a Dio, riservando a Lui quella centralità che, se tenuta per noi o concessa ad altri, genera problematici cortocircuiti. Una preghiera vissuta così sarebbe un buon modo per allenare il nostro sguardo sulla vita e non ritenerci i depositari unici e incontestabili della verità del vivere.
Nei termini del vangelo dovremmo esercitare le virtù dell’umiltà e della mitezza. Gesù desidera però che le impariamo da Lui, forse anche perché imparate da altri o costruite con il tipico fai-da-te, mancano di qualcosa di originario, una radice di verità che solo alla fonte può essere trovata e garantita.
E oggi forse queste virtù avrebbero bisogno di essere vissute in riferimento alla nostra ‘intelligenza moderna’, molto orgogliosa, che rifiuta qualsiasi riferimento e rivendica un’autonomia quasi assoluta alla ragione individuale.
Diceva invece Pascal che “l’atto supremo della ragione sta nel riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sorpassano”. Forse qualche volta siamo stati tentati anche noi di affermare nostre idee in termini assoluti, senza tanti riguardi per gli altri, senza fermarci ad ascoltare le loro ragioni, senza esercitare una vera capacità razionale di comprensione aperta.
Addirittura, siamo arrivati a colorare di cristianesimo alcune idee personali il cui discorso di fondo era invece ispirato a ideologie di opposte fazioni politiche, a cui si era accordata quella centralità capace di generare cortocircuiti.
Ricordiamoci: ai miti e agli umili tutto è rivelato, ai sapienti e intelligenti tuttologi di qualsiasi corrente, tutto è nascosto! Facciamocene una ragione. A Dio piace così.
don Pierangelo Chiaramello
