III domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Luca (24,12-23)

In quello stesso giorno due discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo (…). Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola, prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.

 

Devo spiegare perché parlo dei tre discepoli di Emmaus, quando in realtà il testo parla solo di due. Due sono i discepoli di Gesù, il terzo sono io, siamo noi, è il lettore di ogni tempo. Quei due discepoli ci assomigliano più di quanto possiamo pensare. Sono delusi e sfiduciati. Desiderano lasciarsi alle spalle il tempo passato con Gesù.

E in questa situazione Gesù Risorto, “in persona”, si mette a camminare con loro, come un semplice viandante. Prende il loro passo, non ne impone un altro. Non domanda perché stanno scappando da Gerusalemme, semplicemente cammina con loro. Li accompagna così come sono, li ascolta.

Poi ecco la domanda: “Che cosa sono questi discorsi…”. I due si sorprendono: ma dove vive questo? A me, e forse anche a te, è capitato di accorgermi solo a cose fatte che quella Parola, quella persona, quel libro erano il Risorto affacciato sulla mia vita.

Si fa notte e i due insistono perché Egli si fermi con loro. E lo fanno con una preghiera splendida: Resta con noi, Signore! In questa sosta serale, lo riconoscono. Ma notiamo: niente miracoli, niente di straordinario. Il Signore spezza il pane con loro. Un gesto semplice, quotidiano, che ai discepoli non lascia dubbi: è il Risorto! Da questa presenza di Gesù riconosciuta, inizia il passaggio dalla tristezza alla gioia, dalla sfiducia alla speranza, dal distacco dalla comunità al ritorno in essa.

Questo cambiamento è possibile anche oggi se cogliamo i segni della presenza del Risorto nella nostra vita personale, nelle nostre comunità, incominciando proprio dall’Eucaristia domenicale, in cui Lui continua a spezzare per noi quella Parola e quel Pane.

 

don Giuseppe Panero

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