V domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1- 45)

Gesù si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse: “Togliete la pietra!”… Tolsero dunque la pietra… Gesù, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.

 

Le letture di oggi ci parlano del Dio della vita che è più forte della morte. Soffermiamoci su ciò che Gesù compie per l’amico Lazzaro. Tutto sembra finito: la tomba è chiusa da una grande pietra; intorno, solo pianto e desolazione. Anche Gesù è scosso: “Si commosse profondamente” e fu “molto turbato”. Poi “scoppiò in pianto” e si recò al sepolcro, “ancora una volta commosso profondamente”.

Emerge qui tutta l’umanità di Gesù: freme, piange, si commuove, grida. Quando ama, Dio lo fa con gesti molto umani. È così il cuore di Dio: vicino a chi soffre. Non fa sparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola.

Gesù, infatti, non si rinchiude nel pianto, ma si mette in cammino verso il sepolcro e prega con fiducia: “Padre, ti rendo grazie”. In questo modo, ci apre una strada: non fugge la sofferenza, ma non si fa imprigionare da essa.

Attorno a quel sepolcro, avviene un grande scontro. Da una parte c’è la delusione per la totale precarietà della nostra vita. Ma dall’altra parte c’è la speranza che vince la morte e che ha un nome: si chiama Gesù. Egli non porta qualche rimedio per allungare la vita, ma proclama: “Io sono la risurrezione e la vita”. Non: io sarò, in un’altra vita, ma qui, adesso! Io sono la risurrezione delle vite spente e delle vite arrese. Vivere, infatti, è la sfida infinita di risorgere, di uscire dalle nostre grotte buie.

Si può stare dalla parte del sepolcro oppure dalla parte di Gesù, cioè stare a guardare i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri. Sì, perché ciascuno di noi ha già un sepolcro dentro il cuore: un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un peccato che non si riesce a superare. Lasciamo entrare lì Gesù che ci indica la via della fiducia in Lui. Anche a noi, come a Lazzaro, Gesù dice: “Vieni fuori!”. E Lazzaro esce, avvolto in bende come un neonato. Morirà una seconda volta, è vero, ma ormai, a lui e a noi, si è aperta davanti un’altissima speranza: Qualcuno è più forte della morte! Ed è esattamente ciò che celebreremo nella Pasqua.

don Giuseppe Panero

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