Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)
Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”. Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. (…)
Siamo sempre nella vigna… l’autunno è tempo di vendemmia. Il Signore nella parabola vuole raccogliere dei frutti che siano a vantaggio dell’uomo e abbiano il sapore dell’amore per Lui e della giustizia nei confronti del prossimo. Quello che Dio cerca non è semplicemente qualcosa per se stesso, ma un bene che serva all’uomo. E all’uomo serve vivere in comunione con Lui e operare per il bene di tutti. Ma i lavoratori della vigna non la pensano così. Uccidono il figlio e si impadroniscono della vigna per avere l’esclusiva e fare tutto per conto proprio.
Questa parabola è uno spaccato della nostra cultura, della nostra società che ha cacciato fuori dalla vigna il Figlio di Dio, e che esclude addirittura di citare le sue parole nei discorsi pubblici e privati, perché non opportune, parziali, non vere.
Oggi l’uomo ha come unico riferimento il proprio tornaconto, il successo delle proprie imprese, cogliendo come origine di sé solo se stesso, senza dover nulla ad altri.
Lo diceva bene il filosofo Jean-Paul Sartre: “Non c’è più nulla in cielo, né Bene, né Male, né persona alcuna che possa darmi degli ordini. […] Sono un uomo, e ogni uomo deve inventare il proprio cammino”.
Che il Signore ci liberi da questo assurdo egoismo, e ci doni di vivere con senso di gratitudine come figli suoi e fratelli tra di noi.
don Pierangelo Chiaramello
