Veglia di preghiera per la giornata dei Missionari Martiri

Era il 24 marzo 1980: mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, veniva assassinato durante la celebrazione della messa, punito per le sue denunce contro la violenza della dittatura militare nel Paese. Come il “Santo de America”, ogni anno, centinaia di donne e uomini sparsi per il pianeta rimangono fedeli al messaggio evangelico di pace e giustizia fino all’ultimo istante di vita. E la Chiesa li vuole ricordare in una giornata mondiale, arrivata ormai alla ventinovesima edizione, proprio il 24 marzo di ogni anno.

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Nel 2020, secondo le informazioni raccolte dall’ Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 20 missionari: 8 sacerdoti, 1 religioso, 3 religiose, 2 seminaristi, 6 laici. A questo elenco se ne deve aggiungere un altro, molto più lungo, che comprende operatori pastorali o semplici cattolici aggrediti, malmenati, derubati, minacciati, sequestrati, uccisi, come anche quello delle strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, assalite, vandalizzate o saccheggiate. Di molti di questi avvenimenti forse non si avrà mai notizia, ma è certo che in ogni angolo del pianeta tanti ancora oggi soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo. Sorprende che la maggior parte di questi nuovi martiri sono stati raggiunti da morte violenta nella luminosa ordinarietà della loro vita intrecciata alle vite degli altri, al servizio del bene di tutti, compresi -a volte -i loro stessi carnefici. In tante delle loro morti cruente non si ravvisa neanche il movente dell’odio religioso. Sono stati spesso uccisi da una rabbia e da una violenza senza ragione, da una ingratitudine che svela il mistero del male. Come è accaduto a don Roberto Malgesini, il prete lombardo accoltellato a morte da una delle innumerevoli persone da lui soccorse nel suo sacerdozio speso a servire le persone più fragili e in difficoltà.

Per l’anno 2020, flagellato dalla pandemia di coronavirus, non possiamo dimenticare che “tra le membra sanguinanti del corpo di Cristo” vanno annoverati centinaia di sacerdoti e di religiose, cappellani . ospedalieri, operatori pastorali nel mondo sanitario, come anche Vescovi, che sono venuti a mancare durante il loro servizio, prodigandosi per aiutare coloro che erano colpiti da questa malattia nei luoghi di cura o nell’esercizio del loro ministero pastorale. I sacerdoti sono la seconda categoria, dopo i medici, che più ha pagato in Europa il suo contributo al Covìd.
La Chiesa non ha mai protestato per i suoi martiri. Li ha sempre celebrati come vincitori riconoscendo che sono consolati da Cristo nelle loro tribolazioni. Martiri e testimoni non si lamentano, non recriminano, non sono eroi dell’ostinazione religiosa. Non rimproverano le fragilità e i cedimenti propri e altrui davanti alle prove, ma possono diventare occasione di stupore e gratitudine, vite e gesti grondanti di speranza nella quotidianità ordinaria, che dicono parole che consolano il cuore e esprimono una vicinanza che sostiene.

Per la zona pastorale Cuneo Città la Veglia sarà mercoledì 24 marzo alle ore 20.30 a Cuneo in Cattedrale. Le altre zone pastorali, o anche le singole parrocchie, sono invitate a fare proposte analoghe, compatibilmente con le vigenti restrizioni.

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