Don Romano Fiandra, nato a Sambuco (CN) il 26 febbraio 1936, presbitero incardinato nella Diocesi di Cuneo-Fossano, è morto domenica 16 febbraio 2025.
La sua salma è stata composta a Limone Piemonte presso le camere mortuarie della Casa di riposo Santo Spirito.
La Veglia di preghiera si tiene lunedì 17 febbraio, alle ore 20.45, nella chiesa parrocchiale San Pietro Apostolo in Limone Piemonte.
Le Esequie vengono celebrate nella chiesa parrocchiale San Pietro Apostolo in Limone Piemonte mercoledì 19 febbraio alle ore 15.
Fiandra Romano, figlio di Luigi e Andreis Anna, era nato il 26 febbraio 1936 a Pietraporzio, nel periodo in cui questo paese era unito amministrativamente al Comune di Sambuco. Appena finita la guerra entrò nel Seminario per la quinta elementare e, tra strettezze economiche e le speranze dell’epoca, percorse vivacemente gli anni formativi fino all’ordinazione presbiterale dalle mani del vescovo Guido Tonetti il 28 giugno 1959.
Iniziò subito il servizio pastorale come vice curato a Vinadio e l’anno seguente a Fontanelle, dove rimase fino al 1963, quando fu destinato a Santa Maria in Cuneo. Qui operò per altri tre anni nel periodo delle innovazioni conciliari, con l’entusiasmo dei giovani e la sua capacità di accattivarsi la benevolenza dell’austero parroco. Infine fu chiamato al Cuore Immacolato di Maria, dove si fermò per sette anni, iniziando nel frattempo ad insegnare religione nel liceo artistico cittadino.
Nel 1973 venne nominato parroco di Santa Lucia in Monterosso, e dall’anno seguente resse anche la vicina parrocchia di San Pietro, per la morte di don Armando Giordano, suo unico compagno di ordinazione. Le sue radici occitane furono motivo di apprezzata sintonia con la popolazione, con la non scontata collaborazione delle due parrocchie. Di fronte alla valle che andava svuotandosi lasciando molti anziani soli egli si fece promotore del Pensionato Vittoria.
Dopo quasi dieci anni di parrocchia alpina e spola con la scuola a Cuneo era attesa comune tra il clero attendere un posto più comodo in una parrocchia di città o pianura, invece don Romano accettò di buon grado la proposta fattagli dal vescovo Carlo Aliprandi di andare parroco a Limone Piemonte, dove fece l’ingresso il sette novembre 1982. Ottenne la fiducia della popolazione per lo stile di rispetto con tutti e con Il suo impegno per le strutture parrocchiali, con il completamente del recupero del convento, il restauro delle chiesa parrocchiale per il giubileo del 2000 ed il successivo grandioso organo, la sollecitudine per i lavori alla ricostruzione della casa di riposo Santo Spirito e con il sostegno ai vicecurati per le attività con i ragazzi ed i giovani; con la sua oratoria e cura nelle celebrazioni e la cordialità del tratto si attirò la simpatia di molti villeggianti. A Limone dedicò i suoi interessi di studioso pubblicando gli Statuti del 1550, il dizionario “Lu Bel Parlär ‘d Limùn” ed il testo alle cartoline di “Limun d’in bot”.
Nei decenni godette anche la stima crescente del clero, eletto più volte nel Consiglio Presbiterale e consultato dal vescovo; i suoi interventi nelle annuali feste di anniversari di ordinazioni erano attese come un discorso sullo stato dell’unione, tra arguta ironia, sagge sentenze e azzeccate citazioni culturali. Era noto per la sua cultura, coltivata nella lettura e nel gusto del bello. Per gli amici preti ed i loro collaboratori aveva ideato una giornata del “Sursum corda” sulle nevi di Limone.
Lasciata la cura pastorale il primo luglio 2015, rimase ad abitare a Limone, rendendosi disponibile per le celebrazioni festive a Roaschia, di cui amministratore parrocchiale dal 16 febbraio 2018 fino al 2021, pur continuando a collaborare fino al consumarsi delle energie. Solo nel crollo di energie degli ultimi mesi si ritirò nella Casa di Riposo dove lo colse “sorella morte” all’alba di domenica 16 febbraio 2025.
Ricevette riconoscimenti di benemerenza dal Comune di Limone e di onorificenze ecclesiastiche, ma non se ne inorgoglì, fedele al suo spirito di montanaro “sempre in piano”, senza montarsi la testa o deprimersi, in semplice serenità. Con lo stesso sguardo, illuminato dalla storia, non si è turbato della scristianizzazione, confidando nello Spirito che sostiene la Chiesa a reggere sui tempi lunghi gli alti e bassi del mutar dei tempi.
