Dal Vangelo secondo Matteo (2, 13-15. 19-23)
I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.
La pagina di Matteo, in questa festa della Santa Famiglia di Nazaret, presentando la migrazione forzata di Giuseppe con la sua famiglia, è di grande attualità. La esprimo con le parole di papa Francesco nel Natale del 2017: “Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene, ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno”.
È facile cadere nell’errore di pensare la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe come una famiglia privilegiata o idealizzata. In realtà hanno vissuto situazioni di grande difficoltà e angoscia. Il Signore è entrato in una famiglia umana in una situazione di precarietà e insicurezza. Fin da subito un’ombra di morte viene proiettata su quel neonato.
Nel racconto di Matteo, un posto di primo piano l’ha Giuseppe. Egli lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto misterioso, lo accoglie. Anche nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra reazione è spesso di delusione e ribellione. Invece Giuseppe ci mostra una via che accoglie più che una via che spiega tutte le cose. Solo a partire da questa accoglienza, si può anche intuire un significato più profondo. Giuseppe non è affatto un uomo rassegnato; anzi è coraggioso e forte. Ma solo il Signore può darci la forza di accogliere la vita così com’è, di fare spazio anche a quella parte contradditoria e deludente dell’esistenza. È il realismo che nasce dalla fede e che non butta via nulla di ciò che fa parte della vita. Certamente non vuol dire, allora, ritenere che credere significhi trovare facili soluzioni consolatorie. La fede che ci ha insegnato Gesù è invece quella che vediamo in San Giuseppe, che non cerca scorciatoie, ma affronta “ad occhi aperti” quello che gli sta capitando, assumendone in prima persona la responsabilità.
don Giuseppe Panero
