Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò…
Ci ritroviamo sempre un padre che chiama, ma stavolta l’invito è rivolto ai suoi due figli.
Essi sono in realtà la stessa persona: siamo noi! Quante volte convivono in noi i due fratelli; e questo ci sfianca! Ecco, “sì” che diventano “no”, “no” che poi diventano “sì”: una lotta continua. Ho letto che potrebbe essere la sensazione di un torcicollo continuo verso il bello. Tornare a guardare il bello che hai rifiutato. Guardi e riguardi quanto hai lasciato. Per un capriccio. Quante volte gli diciamo di sì ma solo a parole e non con i fatti. Ma solo se lo so, posso pentirmi e cambiare! Quel “non voglio” mi fa sempre pensare tanto, perché è quanto possiamo dire al Signore.
Perché un “non voglio” è sempre un “voglio qualcosa d’altro”. E quante cose vogliamo che sono Dio! Quanti “no” da Adamo in avanti. E ci dimentichiamo che quando non ascoltiamo i suoi inviti poco alla volta ci svuotiamo in umanità. Chiediamoci: sono “figlio del sì” o figlio del “no”?
Poi, pentitosi andò: non si racconta come avviene questo cambiamento. Come le nostre piccole e grandi conversioni. Dovremmo pregare così: “fammi passare dal no al sì, fammi capire quanti no dico al tuo sì, o Signore! Cambiare idea è un atteggiamento che dovrebbe rimanere sempre a disposizione, sennò non si ascolta e non si impara niente di nuovo. Quando diciamo “non abbandonarci nella tentazione” chiediamo di non essere lasciati in balia di noi stessi.
Meglio pentirsi allora, smentirsi, umiliarsi, farsi piccoli, saper chiedere perdono e cambiare, al posto di diventare falsi. Se ti senti giusto, fai come il secondo figlio: dici dei bei “sì” ma poi fai come vuoi… e tutto diventa “no”. Tutto facciata!
Chiediamoci ancora: ma io sono sincero nel seguire Cristo? Chi è più grande, Signore? Chi non sbaglia mai o chi sa di ammettere gli errori fatti? Attenzione a non rimanere storie senza anima! Come i fiori finti: son sempre belli, ma non sono veri.
Le due grazie che il Signore dona sono la tristezza e la stanchezza. La tristezza perché mi obbliga alla memoria, la stanchezza perché mi obbliga alle ragioni per cui faccio le cose. Fai o Dio che una positività totale guidi il mio animo, in qualsiasi condizione mi trovi, qualunque rimorso abbia, qualunque ingiustizia senta pesare su di me. Tu sei l’ipotesi positiva su tutto ciò che io vivo.
don Erik Turco
