XXII Domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27)

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

“Mi hai sedotto Signore, e mi sono lasciato sedurre” ha detto Geremia, quasi a ricordarci che ciò che Gesù vuole, vuole!

Lui non vuole che ci perdiamo. Proviamo a dirgli di sì? La posta in gioco non è poca. Si tratta di trovarlo in ciò che accade e leggere con lui la realtà.

Il Signore glielo strappa quel sì al profeta, e in lui, poco alla volta, come con una forza inaudita, prende piede quel “fuoco” che non riesce più a trattenere: “mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo!”. E quel fuoco, quella presenza di Dio in lui, non può vederlo fermo; non può trattenerlo e non può che fare a meno di “buttarsi con tutto se stesso nella missione”.

Fa che non ci conformiamo alla mentalità di questo mondo! Oggi, al contrario di Geremia, alla prima difficoltà preferiamo mollare. Chiediamo che quel fuoco continui a “bruciare in noi”. Oggi ci abituiamo a vivere “al freddo”. Per questo occorre sfrondare l’annuncio da tutto ciò che è secondario per farlo emergere nella sua essenzialità. “Non ti accorgi che muori di sete?” – ci chiede il Signore. Ha sete di te, Signore, l’anima mia, diremo nel Salmo.

San Paolo, entusiasta e appassionato come Geremia, insiste perché il fatto cristiano non sia un’altra cosa dalla vita che viviamo. Cosa fare dunque? Imparare ad offrirci e non tirarci indietro anche quando il Suo amore sembra deludere. Geremia si sentirà solo e incompreso, e protesterà la sua amarezza. Pietro è deluso nel suo entusiasmo, incompreso nel suo realismo. Ecco la domanda nata nel cuore di Geremia, nel cuore di Pietro, sto seguendo un Dio che seduce e delude? Che conquista e poi ci lascia smarriti?

Guardate che Cristo ci chiama a pensare i suoi pensieri, a seguire i suoi passi, ad avere i suoi sentimenti, e questo si può fare solo se ci allontaniamo dal nostro vecchio cuore. Cosa fare? “mettiti dietro a me!”. Non smettere di imparare! E non reagire come Pietro… ogni nostra reazione, ogni nostro scatto, svela quanto siamo lontani dal Signore. Solo seguendolo diventiamo come Lui, perché o siamo suoi o siamo del mondo. Di chi vogliamo essere?

 

don Erik Turco

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