XIII Domenica del tempo ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà”.

“Infondi in noi o Padre, la Sapienza e la Forza del tuo Spirito, perché seguendo Cristo sulla via della Croce, siamo pronti a donare la nostra vita per manifestare al mondo la tua presenza d’amore”.

Con queste parole pregheremo all’inizio della Messa in questa domenica. Lo scopo è fare della nostra vita un dono! Si chiede aiuto al Padre. Quante volte in una giornata chiediamo aiuto… Da realisti quali vogliamo essere noi, chiediamo al Padre che infonda in noi la sapienza – cioè un cuore aperto e attento all’imprevisto – e la forza, cioè la capacità di indirizzare le forze che abbiamo, verso l’intuizione che abbiamo colto! Forza e Sapienza per andare dietro a Cristo che cammina e ci raggiunge.

È bello pensare che sia Lui a venirci incontro. Non è immediato questo nostro poterlo “accogliere”, “riconoscerlo” è un lavoro. È la croce, di cui parla oggi il Vangelo. La croce è il male che è in noi e che è personale di ciascuno. Ognuno deve fare i conti con “il male” che ha dentro. Cioè con la tranquillità che vogliamo, con il nostro volercene stare tranquilli, non disturbati… il male è non essere aperti all’imprevisto!

“Un imprevisto è la sola speranza. Ma mi dicono ch’è stoltezza dirselo”. Montale riconosce che la sola speranza (della vita) è qualcosa di “altro” che egli non può possedere, non può programmare, non può dominare, non può decidere.

Nel cammino di tutti i giorni, la lotta sta proprio nel portare questo “disagio” che pesa, che ci rallenta, che non vuole farci fermare a “dare anche solo un bicchiere d’acqua fresca”. Ricordiamoci in settimana questo “non perderà la sua ricompensa”. Un bicchiere d’acqua è nulla, un piccolo è quasi-nulla: pare tutto di così poco conto, eppure, attraversando il piccolo, Dio s’insedia. La grandezza di Dio non è ingombrante, non è spavalda: il difficile, vista la sua definizione di piccolezza, è credere che in quell’apparente nulla s’è insediato il Tutto.

Tutto di Lui: la grandezza, l’onnipotenza, la bellezza, la maestà e l’onore.

Gesù, in questa pagina impegnativa (ma realissima) ci dice: non aver paura di perdere tempo nell’accorgerti di chi può avere bisogno di te.

 

don Erik Turco

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