Immaginare

Immaginare è un verbo che riguarda lo sguardo sul futuro. Immaginare se stesso nel futuro! Immaginare la propria famiglia, la propria comunità, la propria Chiesa! Immaginare il mondo di domani, le strade e le città, il mare e le montagne, i boschi, i campi, i fiumi …!
È un verbo che corre parallelo al verbo sognare, ma se ne differenzia. Sognare è più passivo. Immaginare è costruire il percorso verso il futuro. E’ allenare se stessi per avvicinarsi all’immagine desiderata. È fare progetti di ristrutturazione per le case, le strutture, le istituzioni in cui si svolge attualmente la vita sociale, orientandole verso le nuove possibilità immaginate. È sfruttare nuove possibilità di legami con il mondo circostante, cercare alleanze per collaborazioni nuove nella composizione dell’universo.
Immaginare unisce emozioni e razionalità. Va oltre il realismo dei fatti, ossia la resa a ciò che io sono / noi siamo / il mondo è, per cercare il realizzabile futuro, ossia ciò che io, noi, il mondo possiamo essere.
Si spinge più avanti rispetto all’attesa di una metamorfosi, ossia che accada l’imprevedibile (la larva diventi farfalla, l’uomo diventi scarafaggio …). La metamorfosi, ossia la grazia di una trasformazione imprevedibile delle cose, è possibile ed è pure da attendere. Ma non è l’unica speranza per l’umanità, come sembra indicare Edgar Morin (E. MORIN, La via. Per l’avvenire dell’umanità).
La cultura, con i suoi molteplici linguaggi, dà voce all’immaginazione umana. Rende visibile questa attività elementare che anima dal di dentro e rende generativi! Le opere realizzate diventano perciò come le arcate di un ponte, gettato verso il futuro che si immagina.
Se viene meno l’attività elementare dell’immaginazione, i cantieri si fermano e le azioni quotidiane si limitano a trascinare avanti la sopravvivenza di se stessi, delle comunità, del mondo. Di conseguenza, anche la paura di morire, per i singoli e per le comunità, diventa più grande. La mente finisce assorbita in una gestione affannosa e stanca del presente. L’immaginazione del futuro, al contrario, dà respiro e gioia di fare.