Omelia Messa del Crisma 2026

02-04-2026

Questa celebrazione che ci unisce come Chiesa locale ci fa entrare nel culmine della Settimana Santa, La sentiamo e la viviamo con particolare intensità perché ci fa andare al momento in cui siamo stati consacrati sacerdoti. Il ricordo di quel momento è quantomai vivo e, ancora una volta, ci stupisce il dono ricevuto senza alcun nostro merito. Eravamo giovani, inesperti, forse anche un po’ incoscienti, pieni di sogni, il nostro cuore palpitava, ma pieni di generosità e certi che il Signore stava mettendo del suo; Lui il nostro riferimento, Lui il garante della nostra fedeltà. Lui scommetteva su di noi. E questo non è poca cosa. Dio ci ha presi per mano e non ci abbaandona.

Da quel giorno abbiamo fatto tanta strada. Siamo passati in mezzo a tanti eventi e situazioni che non ci hanno lasciati indifferenti. In essi Dio ci ha parlato continuando a sorreggerci ed a formarci.  Attorno a noi il mondo è cambiato, ma non è mai venuta meno la preghiera, le attenzioni, la vicinanza di tanti amici e di tanti sconosciuti che sempre hanno invocato ed invocano lo Spirito per noi. A loro vada la nostra piena riconoscenza. Me ne sto rendendo conto, durante la visita pastorale appena iniziata, dove constato la bellezza e l’importanza del vostro operato. Le persone e le comunità a cui siamo mandati, ci vogliono bene ed attendono guide saggie, attente, non di corsa, non onnipresenti, ma capaci di relazioni e, soprattutto, portatori di Dio.

Chi sono io, chi siamo noi, perché proprio io. Tante sono le domande di fronte alle quali ci sentiamo piccoli; ad esse non abbiamo risposte. Lo capiremo nel momento in cui Lui ci chiamerà a sé.

Questa mattina siamo qui, quasi al completo, certamente uniti a coloro che per malattia, per anzianità, per distanze chilometriche o per qualsiasi altro motivo sono assenti. Mi sento unito ai pochi sacerdoti fidei donum presenti in America latina ed anche ai sacerdoti che hanno lasciato il ministero. Anche questi ultimi oggi prendono parte al ‘Grazie’ che sale a Dio per la chiamata ricevuta tanto tempo fa e poi continuata anche per altre strade.

Rendiamoci conto della bellezza di far parte di questa nostra Chiesa locale. Io ne sono orgoglioso e, anche se ogni tanto vi sono momenti carichi di fatiche, sono certo che il Signore continua ad accompagnarci e ci tiene per mano. La nostra Chiesa è piccola numericamente, ma grande per i doni che ha ricevuto e continua a ricevere. Ciò che ci unisce non sono solo bei ricordi del passato o del presente, non sono i successi di iniziative varie andate a buon fine, non sono le nostre capacità innate, non sono gli applausi, ma il dono che Dio ci ha fatto facendoci camminare insieme. Non siamo delle isole giustapposte, ma formiamo un unico presbiterio posto a guidare coloro che Lui ci ha affidato e ai quali ci ha consegnati. Nella mia posizione come vescovo più volte mi capita di avvertire sensibilità, preoccupazioni, attenzioni belle per i propri confratelli. E’ segno che siamo responsabili dell’itinerario che guarda nella stessa direzione. Il mio augurio è che nessuno si isoli, che nessuno pensi di farcela da solo, che nessuno si ponga a giudice dei confratelli, che nessuno si senta solo e abbandonato.

Spetta a noi, partendo dal vedere le nostre fragilità facendocene carico, risollevare la testa e lo sguardo verso il Signore, nostro unico Maestro e modello. “Vi ho dato l’esempio perché così facciate anche voi”, “Non vi ho chiamati servi, ma amici”, “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”, “Chi vuol essere grande sia l’ultimo e il servo di tutti”.  Amici, questo è la ragione del nostro ministero, siamo chiamati al dono, al servizio, alla lode e alla contemplazione, ad essere ‘un cuor solo e un’anima sola’. Ricordiamoci che siamo sorretti anche da coloro che ora sono nella Gloria di Dio e che Lui ha voluto con se. In questo momento, per me è inevitabile pensare a mons. Cavallotto che ci ha sempre portati nel suo cuore di padre e amico. Io ne sento la mancanza.

Tra pochi minuti benediremo l’olio dei catecumeni. Il nostro pensiero, in particolare, va ai bimbi che riceveranno il Battesimo e ai loro genitori. Vivono un momento particolare di grazia per il dono di un figlio o una figlia. Sentono il bisogno di affidarsi a Dio e sentono sulle loro spalle il compito educativo che li attende. Spesso sentono anche la solitudine nell’accompagnare questi loro figli a capire che cosa Dio ha progettato su di loro. E’ un mistero che si svela nel corso degli anni e non è facile, oggi, proporre la vita cristiana. Sentiamoci impegnati al loro fianco nel proporre itinerari che facciano maturare la bellezza dell’incontro con Dio. La simpatia, l’amorevolezza, la pazienza, la proposta di momenti nel post battesimo, sono tutti ingredienti della nostra azione pastorale. L’occasione d’essere diventati genitori spesso è un momento di riscoperta anche della loro fede in Dio.

La benedizione dell’olio per i malati ci fa pregare per i nostri malati. Alcuni li conosciamo bene essendo loro vicini visitandoli regolarmente. Ce ne sono tanti altri nelle nostre case e nelle strutture sanitarie. Essi fanno parte del corpo della Chiesa e sono particolarmente attivi nella preghiera. Tanti malati non sono credenti, ma spesso constatiamo che in loro non si è spento il lumicino che li collega a Dio. Tante volte i momenti che avvicinano all’esito finale dell’esistenza sono fonte di ripensamento. Dio accoglie anche quei servi dell’ultima ora e li fa parte dei suoi beni. Mi piace in questo contesto pregare ed esprimere la mia vicinanza a coloro che sono disperati e non accettano il limite. Dio accompagni in particolare coloro che svolgono il loro servizio a fianco di malati nel corpo e nello spirito. Penso ai cappellani dell’ospedale e delle varie strutture sanitarie, al personale medico e infermieristico, al personale ausiliario. Nello stesso tempo preghiamo anche per noi, per coloro che riceveranno la Grazia di Dio con questo segno sacramentale.

In questa celebrazione consacreremo il Crisma che servirà per la Confermazione di tanti nostri ragazzi e per qualche giovane. Su di loro investiamo tante forze e speriamo possano far maturare vere scelte di vita. In quest’età dell’adolescenza si pongono tanti tasselli per il resto della vita. C’è bisogno di testimoni credibili. Vi invito anche a dar ragione di voi stessi, raccontando le vostre storie personali ai ragazzi. Di fatto, far percepire che Dio chiama nella normalità della vita, è vera pastorale vocazionale. Purtroppo, anche quest’anno, non lo useremo per ordinazioni sacerdotali. Ma questa è l’occasione per pregare il Padrone della messe che mandi operai nella nostra messe. Tre sono i nostri seminaristi, qui presenti, ma ci sono anche altri giovani che si stanno interrogando e non escludono la strada che abbiamo percorsa. Preghiamo per loro e, soprattutto, testimoniamo la bellezza della nostra scelta.

Infine, regaliamoci una preghiera ad invicem. Sia il Signore il garante della nostra fedeltà. Sia il Signore colui che ‘fa nuove tutte le cose’, anche noi. Sia il Signore colui che illumina il nostro cammino e ci faccia portatori di speranza nelle realtà a cui siamo stati affidati.

Amen.

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